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Maria Teresa Belgiorno, archeologa dell'Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio nazionale della ricerche, grazie agli scavi condotti a Cipro con la sua equipe di ricercatori presso Pyrgos Mavroraki, ha scoperto che già 4 mila anni fa si ricavava olio combustibile dalla coltivazione e dalla spremitura delle olive. In poche parole i ciprioti dell'epoca usavano l'olio e non il carbone per fondere il rame. Pochissime tracce di carbone infatti sono state trovate nei 18 forni del sito, ma abbondanti residui di sostanza nera, pastosa ed oleosa che analizzata dai chimici si è rivelata essere olio. 'E' la prima volta, ha spiegato l'archeologa, che in metallurgia si conferma l'uso di questo combustibile al posto del carbone. E non è un caso che l'area metallurgica di Pyrgos si trovi accanto ad un frantoio'.
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Per comprendere i segreti dei forni ciprioti ne è stato ricostruito uno nel centro di archeologia sperimentale Antiquitates di Blera, in provincia di Viterbo. Tutto veniva pensato dagli ingegnosi artigiani, persino a come non scottarsi, evitando così il ritorno di fiamma dopo l'inserimento del combustibile. L'accurata operazione consisteva nel versare l'olio lentamente attraverso una canna da fiume grazie alla quale ci si manteneva a distanza di sicurezza dal calore. 'La canna finiva nel forno ma era protetta, rivela la ricercatrice, da una brocchetta di ceramica con la base rotta. Tale espediente garantiva un maggiore controllo nel rilascio dell'olio e l'incolumità dell'operaio'.
Il ricorso all'olio, secondo la ricercatrice deve essere stato casuale. Dalle olive raccolte per essere mangiate gli antichi devono aver capito che bruciavano bene. Praticamente 'la metallurgia mediterranea nasce nel luogo dove si ha la più antica evidenza dell'estrazione dell'olio d'oliva'.
[via Agricoltura Italiana online]
(scritto da Mario Stramazzo)
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