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Negli anni '50 era il quarto bacino interno del mondo per estensione, ma già negli anni '80 il lago Aral si era diviso in due bacini separati, e nel 1996 aveva già perso il 57% della sua vecchia superficie e ben l'80% del volume delle sue acque. La catastrofe dell'Aral è iniziata negli anni '50 con lo sfruttamento dei suoi immissari per l'irrigazione dei campi di cotone e con esperimenti idrogeologici di dubbia efficacia che comportavano la deviazione di alcuni fra i suoi tributari minori.
Ora la situazione del lago è divisa a metà: a nord, nella parte del Kazakhstan, l'acqua sta tornando ad affluire copiosa grazie a una diga di 13 chilometri costruita l'anno scorso sul fiume Sirdaria - uno dei due tributari del lago - che ha riportato i pesci nel lago grazie all'afflusso di acqua dolce e alla conseguente diminuzione di salinità. Mentre a sud, nella parte dell'Uzbekistan, l'acqua marina continua a ritirarsi e sembra che il governo non abbia alcuna intenzione di opporsi. Il processo infatti garantisce la possibilità di attingere a ricchi giacimenti di petrolio e di gas naturale presenti nelle zone prosciugate.
Immagini come quelle della foto sono molto frequenti nelle ex-acque del lago: dove una volta c'era un porto ora c'è solo la carcassa di una nave.
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