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Abbiamo sempre seguito con interesse lo sviluppo del dibattito relativo ai biocarburanti, ma sia attraverso i post che nelle discussioni sviluppatesi nei commenti, abbiamo sempre avvertito circa i possibili rischi di una scelta energetica del genere. Oggi ho trovato un interessante articolo su Environment News Service che parla del rischio che concerne la decisione di destinare buona parte delle coltivazioni di granoturco o di canna da zucchero alla produzione di biocarburanti.
Succede quindi che in Brasile la metà della canna da zucchero è destinata alla produzione di bioetanolo, con il risultato che il prezzo dello zucchero è raddoppiato, mentre la produzione di granoturco nel 2006 aumenterà di 20 milioni di tonnellate, di cui 14 destinate alla produzione di biodiesel.
Continua da sopra:
Lester Brown scrive che per saziare, ad esempio, la "sete" di un Suv ci vuole veramente troppo grano: basti pensare che la stessa quantità necessaria per fare un pieno di carburante sfamerebbe una persona per anno intero. I biocarburanti così intesi non possono certo diventare un'alternativa. Recuperare prodotti di scarto per integrare le benzine tradizionali può essere un momento di una transizione necessaria dovuta alla crisi petrolifera, ma la soluzione non può essere certo la coltura specializzata. Il rischio è quello di affiancare alla nostra dissennata coltura della carne succhia-risorse - in cui l'acqua e le risorse agricole destinate agli allevamenti sono maggiori di quelle destinate ai paesi poveri - una cultura dei motori in cui la fame dei nostri "cavalli" diventerà lentamente insaziabile, e insostenibile per un pianeta che non ha abbastanza spazio per 6,5 miliardi di persone e oltre un miliardo di auto.
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