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Sarà che tutti vanno d'amore e d'accordo e che il piano italiano 2008-2012 per applicare all'Italia la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dal Protocollo di Kyoto è già cosa fatta, come dice il ministro per l'Ambiente Pecoraro Scanio. Sarà che il ministro per lo Sviluppo economico Bersani non è per nulla d'accordo - lo sostiene E-gazette - perchè ritiene penalizzante per l'economia il fatto che non vengano concesse scialuppe di salvataggio alle centrali elettriche alimentate dal carbone, la peggior fonte di gas serra. Stanno di fatto due cose.
Continua da sopra:
Primo: andasse a Bruxelles anche oggi, il piano è in ritardo. Secondo: redigere e applicare il piano italiano non significa necessariamente obbligare le aziende del patrio stivale a ridurre le emissioni di gas serra. Possono anche continuare ad inquinare: basta che in cambio sovvenzionino qualche tecnologia pulita in un paese "sporco" - magari in Cina, e vatti a fidare - oppure basta che paghino qualche virtuoso che in un'altra zona del pianeta abbia inquinato meno. Basta che paghino al prezzo di mercato, s'intende, giocando sulle consistenti variazioni di valore nel tempo. Oggi mandare nell'atmosfera una tonnellata di anidride carbonica in più rispetto a alla quota assegnata costa 12,8 euro; nel 2008 salirà a 100 euro. Come dire: penserà il mercato ad impedirvi di inquinare. Ma davvero, oltre che attualmente quasi onnipotente, è anche votato al bene il dio mercato?
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