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Bisognava davvero sentire anche lui. Così ho telefonato al consigliere regionale Camillo d'Alessandro, il "papà" della legge con cui la Regione Abruzzo ha vietato gli impianto fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici e tutt'attorno, per un raggio di 500 metri. Ricordate? L'assessore regionale allo Sviluppo Sostenibile ha detto che quella legge è stata approvata su proposta di D'Alessandro senza prima leggerla. Per andare subito al succo, e aggiungerci anche due gocce di limone, pare che non abbia letto la legge neanche chi l'ha proposta, cioè lo stesso D'Alessandro. Però è una sintesi estrema, in cui vanno perse tutte le sfumature. Le volete? Ecco, venite.
Continua da sopra:

Camillo D'Alessandro, consigliere regionale eletto nella Margherita, dice che non era sua intenzione, che c'è stato "un errore materiale" nella stesura della norma anti sole. "L'obiettivo non era vietare il fotovoltaico, ma regolarlo", afferma, e spiega che voleva tenere gli impianti lontani dai centri storici perchè sono brutti, anzi, "impattanti", per usare il suo stesso aggettivo. "Penso soprattutto agli impianti verticali piazzati a terra, che alcuni Comuni installano su proprie aree situate all'interno dei centri urbani. Si avventurano in piccoli e medi impianti che purtroppo a volte non danno risultati positivi. Ecco, il mio emendamento mirava a regolare questa materia, a dire: sì, gli impianti fateli, ma nelle zone industriali".
Però il risultato è stato tutt'altro, signor D'Alessandro, e il fotovoltaico semplicemente è vietato... "C'è stato un errore nello scrivere la norma, un errore materiale cui rimedieremo. Per non perdere tempo, la correggeremo inserendo un emendamento nella legge di bilancio regionale": la stessa cosa che dice anche l'assessore. Resta il fatto che quella norma errata è stata approvata. Non mi dica che prima di votare, non l'ha letta neppure lei, esattamente come afferma di non averla letta l'assessore... "L'assessore sa benissimo che le norme si discutono in aula. Quella sul fotovoltaico è stata anche oggetto di approvazione unanime in commissione Bilancio". Sì, ma resta il fatto che l'avete votata pur essendo - lo dice lei stesso - sbagliata. "Mi rendo conto del suo stupore. A volte, nei tempi stretti, si pensa che una cosa abbia effetto positivo, e poi..."

Dunque, mi sia lecito concludere, la legge sul fotovoltaico vietato non l'ha letta neppure chi l'ha proposta, eppure tutti l'hanno votata. Ma non è finita, perchè D'Alessandro è anche il "papà" di un'altra, assai contestata e recente norma regionale, grazie alla quale le concentrazioni di inquinanti ammesse negli scarichi fognari dei piccoli Comuni tornano ad essere quelle degli Anni Settanta. Insomma, una sanatoria per chi ha superato i limiti consentiti. Ma a D'Alessandro questa definizione non piace. Ecco le sue parole. "In seguito ad una legge approvata nel 2004, a partire dal 2006 moltissimi scarichi non erano più a norma. I Comuni si sono ritrovati ad avere impianti non corretti, e a non avere neanche i 50-60 milioni di euro necessari per adeguarli, visto che i trasferimenti dalo Stato si riducono sempre più. Così si apriva una duplice prospettiva. Da un lato, la necessità di aumentare le tariffe dell'acqua potabile per pagare una migliore depurazione. Dall'altra il rischio per i sindaci di andare incontro a sanzioni amministrative, e forse anche legali".

Ma dal 2004 al 2006, cioè da quando sono state approvate le norme più restrittive a quando sono entrate in vigore, c'è stato il tempo di pianificare gli adeguamenti, di pensare ai soldi da stanziare... "Io non dico che l'adeguamento degli scarichi non si debba fare. Dico solo: prima diamo ai Comuni la possibilità e i soldi per farlo". Qui finisce di parlare D'Alessandro. Le sue affermazioni mi fanno venire in mente quel tizio, appartenente a diversa parrocchia politica, secondo il quale le tasse vanno pagate, ma solo se sono sufficientemente basse. Ecco, scusate se dico la mia: è questa l'Italia che non mi piace. Le foto (1, 2, 3. 4, 5) sono di Flickr.
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